Vivere fino a 150 anni: lo Shilajit

Si dice che questa sostanza curi tutti i disturbi del corpo; quando si consuma per la prima volta la reazione non è molto buona, perché non è un’esperienza piacevole.

Lo Shilajit è una sostanza marrone, pallida e nerastra, che varia da un trasudato ad una gomma molliccia e fuoriesce dalle rocce di montagna in estate.

Ufficialmente si chiama essudato e si trova tra i 1000 e i 5000 m di altitudine in quasi tutte le catene montuose del mondo.

Più comunemente viene raccolto nell’Himalaya, si trova anche nei paesi del Kashmir, dell’Afghanistan, del Nepal, Pakistan, Cina ed anche in Russia.

Addirittura esiste anche uno Shilajit delle Ande sudamericane ed è descritto come una matrice gommosa di colore rosso scuro.

L’aroma ed il sapore non sono appunto dei migliori, le descrizioni includono l’odore di urina di mucca stantia ed un sapore amaro, pungente, astringente.

Nonostante questa sgradevolezza continua a far parte di un protocollo antiage, ma bisognerebbe assumerla con qualcosa che ne mascheri un po’ questo sapore orribile.

Molte persone, molte popolazioni del mondo consumano questo tipo di sostanza; i bambini del Nepal e dell’India settentrionale lo bevono al mattino con il latte, gli sherpa che vanno con gli scalatori sulle montagne sostengono che dia alla loro popolazione, che è già forte di suo, una salute e livelli di energia ancora migliori.

Ci sono molte descrizioni di questo materiale: è composto da piante organiche decomposte materia e metaboliti microbici mescolati con i minerali che sono staccati dalle rocce, il termine per indicarlo nuovamente è humus, cioè componenti organici del suolo formati dalla decomposizione delle foglie di altro materiale vegetale.

Non essendo prodotto in laboratorio in modo industriale, la composizione finale varia notevolmente a seconda di chi lo produce ed i campioni di Shilajit raccolti in luoghi diversi presentano variazioni nelle caratteristiche chimiche e nella bioattività.

Ne parliamo perché da 3000 anni è considerata un ringiovanente, un composto antinvecchiamento; nella medicina ayurvedica è un rasayana, un termine antico che indica i mezzi con cui possiamo ringiovanire e rinvigorire il corpo allungando la durata della vita.

Nonostante i suoi inconvenienti è un agente popolare in un gran numero di culture e per questo porta molti titoli: Shilajit nella nomenclatura originale in sanscrito si traduce come conquistatore delle montagne e distruttore della debolezza e vincitore della roccia.

Siccome la composizione varia notevolmente, dipende anche dal tipo di roccia, storicamente è stato classificato anche in base al tipo di metallo predominante; quando c’è prevalenza di oro, ad esempio, si chiama Suvarana, mentre la prevalenza dell’argento lo fa diventare Rajat, quando c’è più rame si chiama Tamra e così via.

Anche le variazioni di colore riflettono questi componenti, il Suvarana è rosso dorato, mentre il Rajat ha una tonalità bianco-argento ed il Tamra è un po’ blu, e così via.

Il più comune si chiama Lauha e tende al marrone nerastro, si trova nelle catene dell’Himalaya e si suppone che sia il più efficace dal punto di vista terapeutico.

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Lo Shilajit è stato ampiamente utilizzato nel corso dei secoli per molte malattie e, come la maggior parte delle cure medicinali di molto tempo fa, l’elenco è vastissimo: c’è diabete, ittero, calcoli renali, calcoli della cistifellea, ingrossamento della milza, problemi digestivi, adiposità, isteria, malattie neurologiche, amenorrea, malattie urinarie, tubercolosi, perfino la lebbra.

Sorprendentemente però la composizione è abbastanza ripetibile, ci sono sostanze come l’acido fulvico, che rappresenta circa il 60-80 per cento dei composti nutraceutici totali, più alcune vitamine minerali e fino al 5 per cento di oligoelementi, quindi molti minerali e, visto che c’è questa enorme varietà di vitamine e di minerali, può essere un multivitaminico, diciamo così, molto naturale, non fatto in laboratorio.

Contiene poi cose strane, dibenzo-alfa pironi, dei peptidi, dei lipidi, acido benzoico e tutta una serie di altre cose che sono un miliardo di, più o meno, altri agenti che sono mescolati.

Ma di tutta questa roba si pensa che la principale azione sul corpo umano sia dovuta all’acido fulvico e ai dibenzo-alfa pironi; in particolare l’acido fulvico è solubile in acqua, ha un basso peso molecolare ed è ben assorbito nel tratto intestinale.

Ci sono tanti esempi che dimostrano i benefici dello Shilajit: uno studio ha dimostrato che l’assunzione orale per 14 settimane da 125 a 250 mg ha stimolato i geni necessari per lo sviluppo muscolare nelle donne obese.

In un altro studio 20 giovani volontari sani hanno consumato 2 g di Shilajit per 45 giorni ed i ricercatori hanno riscontrato una significativa riduzione dei trigliceridi sierici e del colesterolo con un miglioramento del colesterolo hdl.

Sul cervello è vantaggioso e si è visto in molte ricerche sui roditori: nei rati normali l’assunzione orale ha aumentato l’acquisizione dell’apprendimento ed il recupero della memoria e li ha resi meno ansiosi.

Inoltre i ratti che hanno subito un trauma cranico, hanno ottenuto risultati molto migliori con lo Shilajit rispetto a quelli che non l’hanno preso.

Molti studi sugli animali e sull’uomo poi supportano l’utilizzo come rivitalizzante, perché promuove l’energia fisica e mentale, migliora le prestazioni fisiche ed allevia la fatica in associazione con una maggiore produzione di adenosina trifosfato, abbiamo visto che dà molta energia.

Soprattutto per quanto riguarda le cose sull’altitudine, in montagna, andare in quota, gli abitanti nativi di queste zone di alta quota, così come gli scalatori traggono molto vantaggio dallo Shilajit, aumenta i livelli di energia, riduce i tempi di recupero dopo le lesioni, aumenta la forza di muscoli ed ossa ed allevia lo stress mentale.

E’ un antinfiammatorio, quindi riduce dolori e fastidi in generale, inoltre lo Shilajit protegge gli alpinisti dalle scottature e dai problemi agli occhi causati dalla radiazioni UV ad alta quota.

Si sono visti poi degli effetti sulla virilità maschile: si è visto in una ricerca che sono migliorati molte misure della virilità, tipo i livelli di testosterone, il numero di spermatozoi, la motilità degli spermatozoi stessi.

Chiaramente ci sono delle problematiche, perché il problema principale che lo scile git fresco e, così come viene raccolto, è contaminato da chinini polimerici, detriti microbici, tossine fungine, metalli pesanti; quindi la maggior parte dei prodotti viene purificata e, in molti studi, il prodotto raffinato sembra essere ancora più efficace.

Se qualcuno vuole assumerne attivamente ci sono delle indicazioni storiche: dovrebbe gonfiarsi se esposto al fuoco e bruciare senza fumo, se si aggiunge all’acqua non dovrebbe dissolversi completamente, ma lasciare una traccia e disintegrarsi mentre si sposta dalla superficie dell’acqua al fondo del contenitore.

La dose ovviamente è un problema, perché dipende dalla specifica formulazione, se è stato raffinato e così via, negli studi si va dai 150 ai 250 mg da 1 a due volte al giorno.

La cosa importante è che lo Shilajit viene metabolizzato lentamente raggiunge un livello massimo ematico dopo 12 o 14 ore dal consumo.

Di solito lo si ritiene sicuro, specialmente se è stato purificato e non viene assunto in dosi eccessive.

Vi è un’interessante avvertenza che non va consumato con la carne di piccione, non si sa bene perché, ma viene detto così.

Ha molti effetti positivi, per esempio sui mitocondri, perché ha un’attività di rimozione de radicali liberi e una capacità antiossidante ed inoltre, sia negli animali che negli esseri umani, lo Shilajit aumenta gli antiossidanti endogeni, quelli che produciamo direttamente nel nostro corpo.

Molti studi fatti su topi e ratti confermano che è un’attività antinfiammatoria e questo sembra funzionare in diversi modelli di infiammazione che è stata indotta dai ricercatori quindi l’artrite, l’edema e così via.

Lo Shilajit inoltre migliora l’immunità, migliora il sistema immunitario, attivando i macrofagi e quindi facendo sì che attacchino di più le le cose negative come cellule che hanno delle problematiche o comunque degli attacchi dal mondo esterno.

Pare che faccia anche molto bene per le ossa, ne aumenti la resistenza meccanica e quindi potrebbe essere una cosa molto positiva per le donne, specie in menopausa, che soffrono di osteoporosi.

Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.

Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.

Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.

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