L’udito che cala in silenzio

Chiedi spesso di ripetere? Alzi il volume della televisione? E se quel piccolo fastidio fosse uno dei segnali più importanti per la salute del tuo cervello? Vediamo cosa dice la scienza… e cosa puoi fare da domani.

In Italia oltre sette milioni di persone convivono con un calo dell’udito… è la percentuale più alta tra i grandi Paesi europei. Ma solo quattro su dieci usano un apparecchio acustico. Gli altri… fanno finta di niente.

Il motivo è che l’udito non se ne va di colpo. Cala piano, un po’ ogni anno, e il cervello compensa. Si alza il volume della televisione, si chiede di ripetere, al ristorante si annuisce senza aver capito. E intanto passano gli anni.

Ma questa fatica ha un prezzo. Quando l’orecchio manda segnali deboli, il cervello deve lavorare di più solo per decifrare le parole… e toglie risorse alla memoria e al ragionamento.

Poi c’è l’effetto più subdolo: chi sente male, a poco a poco, si isola. Evita le cene, le conversazioni di gruppo, le telefonate. E l’isolamento, lo sappiamo, accelera l’invecchiamento.

Nel duemilaventiquattro la commissione internazionale di The Lancet sulla demenza ha messo in fila i fattori di rischio su cui possiamo intervenire. In cima alla classifica, a pari merito con il colesterolo alto, c’è proprio il calo dell’udito.

Non a caso, tra le raccomandazioni della commissione c’è proprio questa: rendere gli apparecchi acustici accessibili a tutti quelli che ne hanno bisogno… e proteggere le orecchie dal rumore. Perché l’udito, una volta perso, non torna indietro. Ma si può difendere.

Quest’anno è arrivato un dato in più. Uno studio pubblicato su Neurology ha seguito quasi duemilaottocento australiani, con un’età media di settantacinque anni. Chi aveva un apparecchio acustico ha sviluppato demenza nel cinque per cento dei casi… contro l’otto per cento di chi non lo aveva. Circa un terzo di rischio in meno. E più l’apparecchio veniva usato, più il rischio scendeva.

Attenzione però: è uno studio osservazionale, che mostra un’associazione e non una prova definitiva. E gli apparecchi non hanno migliorato i punteggi nei test di memoria. Ma il segnale va nella stessa direzione di tutto quello che sappiamo… e il messaggio è chiaro: un udito curato è un cervello meno affaticato.

E allora perché sei italiani su dieci rinunciano? Spesso per vergogna. L’apparecchio viene ancora visto come il segno che si è diventati vecchi. Eppure nessuno pensa che chi porta gli occhiali sia vecchio. Gli apparecchi di oggi sono piccoli, quasi invisibili… e due utilizzatori su tre dicono la stessa cosa: avrei dovuto farlo prima.

Quindi, se hai superato i cinquantacinque anni, fai un esame dell’udito. È veloce e non fa male. E se l’apparecchio ce l’hai già… non lasciarlo nel cassetto. Portalo. Ogni giorno. Perché proteggere l’udito… significa proteggere il cervello.

Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.

Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, ad una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.

Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.

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