Quando lo dico la gente si spaventa: come anch’io ho l’Alzheimer?
Certo che ce l’hai tu, ce l’abbiamo tutti, soltanto che in alcuni si sviluppa abbastanza velocemente da dare dei risultati, degli effetti, prima rispetto ad altri.
L’Alzheimer non è una malattia che compare improvvisamente un giorno, è un processo neurodegenerativo che inizia silenziosamente, spesso decenni prima dei primi sintomi evidenti.
Questo è un concetto emergente supportato dalla ricerca quindi, quasi tutti, accumuliamo con l’invecchiamento le caratteristiche patologiche tipiche della malattia; le placche amiloidi ed i grovigli tau, ma questo capita a velocità molto diverse da persona a persona, alcuni sviluppano una demenza clinica, altri mantengono una funzione cognitiva normale fino ad età avanzatissima.
È come se tutti avessimo questi semi della malattia dentro di noi, ma il terreno, l’irrigazione, le cure, determinano quanto velocemente germoglino e producano poi delle erbacce, in questo senso.
Questo cambia molto l’approccio rispetto al passato, non si tratta solo più di curare i malati, ma di rallentare il processo in tutti noi a partire dalla mezza età, questo per ridurre il rischio o ritardare l’esordio.
Le cause ed i fattori di rischio dell’Alzheimer sono multifattoriali: non esiste una causa unica, ma una combinazione di fattori genetici, ambientali, vascolari, infiammatori e legati allo stile di vita.
Alcuni fattori non sono modificabili: il primo di tutti è l’età il rischio maggiore è dopo i 65 anni, dopo i 65 il rischio di Alzheimer cresce esponenzialmente e quasi una persona su tre, oltre 85 anni ne è affetta.
C’è poi la genetica: c’è un gene che si chiama APOE4 ed è il principale fattore di rischio fino a 13 o addirittura 15 volte maggiore, a seconda delle copie di questo gene.
Esistono forme rare familiari, meno dell’1 per cento, che sono causate da mutazioni specifiche che provocano un esordio precoce, quindi la storia familiare è molto importante.
Ci sono poi fattori modificabili, sono quelli più importanti per la prevenzione e, prima di tutto, i problemi vascolari, l’ipertensione, il diabete, l’obesità, il colesterolo alto, il fumo e poi, come cosa importante, l’infiammazione cronica e lo stress ossidativo, la mancanza di esercizio fisico, la sedentarietà, la dieta povera che è alta in zuccheri e grassi saturi e bassa in verdura, omega3, antiossidanti.
Il sonno insufficiente o di scarsa qualità, perché il sonno profondo pulisce il cervello dalle proteine amiloidi e poi un problema, nel caso di isolamento sociale, la scarsa stimolazione cognitiva, sono pochi rapporti con gli altri, il cervello si atrofizza.
Addirittura la perdita dell’udito che porta, a sua volta, un certo isolamento dagli altri ed i traumi cranici ripetuti: ho parlato con una ricercatrice negli Stati Uniti che mi ha fatto vedere come gli atleti di football americano abbiano delle condizioni nel loro cervello, simili a quelle di persone molto più anziane.
È poi importante l’inquinamento atmosferico, le tossine ambientali: dal punto di vista patologico si accumulano nel cervello le placche di betamiloide, fuori dalle cellule e grovigli di proteina tau dentro i neuroni e questo porta a infiammazione disfunzione sinaptica, morte neuronale ed atrofia cerebrale, soprattutto nell’ippocampo e nella corteccia.
Il declino vascolare, la ridotta perfusione cerebrale, passa poco sangue nel cervello, gioca un ruolo chiave: un cervello ben irrorato dal sangue resiste meglio, in questo c’è un ruolo importantissimo del nostro amico, l’Ossido Nitrico, che è un alleato potente per rallentare e prevenire questo tipo di situazione.
Abbiamo visto che l’Ossido Nitrico è una molecola gassosa prodotta dal nostro corpo ed ha funzioni molto importanti: dilata i vasi sanguigni, migliora il flusso del sangue, riduce l’infiammazione, supporta la plasticità sinaptica e protegge i neuroni.
Nelle persone con Alzheimer si osserva spesso una riduzione dei livelli di Ossido Nitrico, soprattutto quello endoteliale, quello all’interno delle vene e delle arterie.
Questo porta ad una peggiore perfusione cerebrale, arriva quindi meno sangue, quindi meno ossigeno e nutrienti al cervello, un maggiore accumulo delle famose placche e dei grovigli tau, si ha un’infiammazione accelerata e, quindi, un declino cognitivo più rapido.
Studi recenti collegano bassi livelli di Ossido Nitrico ad una peggiore attività di splicing genico, che è molto importante per prevenire questo tipo di degradazione, ad un maggiore accumulo di placche e perdita di memoria più veloce.
Al contrario mantenere o aumentare la produzione di Ossido Nitrico può essere protettivo, migliora il flusso sanguigno riduce lo stesso ossidativo supporta la neuroplasticità e può rallentare la progressione.
L’esercizio fisico è uno dei modi molto efficaci per aumentare il nostro Ossido Nitrico naturale, ci sono anche però interventi che si possono fare per via di integrazione: ci sono degli specifici integratori di L-Arginina, di Citrullina, magari con il Picnogenolo, ne abbiamo parlato lungamente, questi mostrano molti risultati interessanti in studi preliminari su quello che è chiamato “mild cognitive impairment” la ridotta disfunzione cognitiva ed anche in caso di Alzheimer lieve.
Chiaramente troppo Ossido Nitrico, come sempre, può anche essere un problema, quindi l’obiettivo è sostenere la produzione endoteliale, quella sana e non creare eccessi; gli integratori che possono aiutare sono di diverso tipo, ne abbiamo parlato, Citrullina, Carnosina e Picnogenolo.
Però, alla fine, quando c’è, nessun integratore cura l’Alzheimer, alcuni possono supportare la prevenzione, rallentare il declino o migliorare comunque gli aspetti specifici, specialmente se c’è carenza di qualche cosa che è in combinazione con uno stile di vita ottimale.
Quindi quali sono questi?
L’abbiamo già visto: L-arginina, L-citrullina; studi mostrano miglioramenti del flusso cerebrale cognitivo in alcuni contesti vascolari specifici; integratori di nitrati, la barbabietola, gli spinaci, questi aumentano l’Ossido Nitrico tramite la via del nitrato in nitrito, bevande con integratori di barbabietola sono studiati per il flusso sanguigno e la performance cognitiva.
Il Picnogenolo, lo abbiamo visto, questo estratto di corteccia del pino marittimo francese, il Resveratrolo, questi supportano gli enzimi che producono Ossido Nitrico, hanno effetti antiossidanti ed antinfiammatori.
La vitamina D, siamo tutti carenti di vitamina D, questa è correlata a migliori livelli di Ossido Nitrico e la riduzione del rischio, soprattutto quello della demenza; in alcuni studi si è vista una riduzione del fino al 40 per cento del rischio di demenza e non è poco.
Altri studi hanno visto che altri integratori sono molto importanti: l’Omega3, perché riducono l’infiammazione, supportano le membrane neuronali, le vitamine del gruppo B, perché abbassano l’Omocisteina, che è un fattore di rischio vascolare neurotossico, la Curcumina, perché è un antinfiammatorio molto potente, riduce le placche amiloidi nei vari modelli di ricerca; la vitamina E, perché è un antiossidante ed alcuni studi mostrano un rallentamento del declino funzionale.
Poi i probiotici, perché la salute intestinale, il microbioma dell’intestino, abbiamo visto è molto importante; la Melatonina, perché migliora il sonno ed ha proprietà neuro protettive e poi proprio, quella preventiva, è lo stile di vita: ci vorrebbe un esercizio aerobico ed un esercizio anche di forza, di 150 minuti alla settimana, questo aumentano tutti i livelli di queste cose molto importanti.
Poi la dieta mediterranea, perché è ricca di verdure, frutti di bosco, pesce, noci, olio extravergine di oliva ed è povera di zuccheri e di sostanze ultraprocessate; il sonno di qualità è importante, dalle 7 alle 9 ore tutte le notti.
Anche l’allenamento cognitivo, non lasciare la mente vagare, al limite fare sudoku, comunque fare qualcosa, non stare solo a guardare la televisione o a leggere giornali scandalistici, che d’estate sono sulla spiaggia la cosa più normale.
Gestire lo stress è anche importante, se è molto elevato si può fare meditazione, yoga, bisogna controllare poi la pressione, la glicemia, il colesterolo, perché sono indicatori molto importanti su cose su cui si può comunque intervenire ed agire.
Quindi, per concludere, possiamo dire che l’Alzheimer è un processo lento che tutti quanti subiamo in misura variabile, però la cosa buona è che molto del rischio è modificabile; supportare la produzione sana di Ossido Nitrico, attraverso l’esercizio, la dieta e possibili integratori mirati, rappresenta una delle strategie più promettenti per mantenere una buona perfusione cerebrale e rallentare l’accumulo patologico.
Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.
Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, ad una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.
Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.
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