Klotho, dea del destino e regolatrice della vita e dell’invecchiamento

Oggi parliamo di Klotho, che nella mitologia era una dea greca, ma è anche una specifica sostanza che è alla base di un trattamento genico fra i più importanti.

La terapia genica di cui parliamo è una terapia proposta da BioViva, che è la società di Liz Parrish, che è la donna più geneticamente modificata del mondo e che è famosissima nel mondo dell’antiage perché sembra una ragazzina, pur avendo superato i 50 anni.

Klotho rappresenta il destino nella mitologia antica, è stata celebrata nell’arte nel corso dei secoli ed oggi ha trovato un ruolo come la proteina Klotho, nella ricerca biomedica.

Klotho era una delle tre parche della mitologia greca.

Klotho e le sue due sorelle, Lachesi ed Atropo, controllavano il filo della vita di ogni essere umano: Clotho era responsabile della tessitura del filo della vita, possedeva anche il potere di scegliere chi salvare o mettere a morte.

Fu Klotho a riportare in vita Pelope, dopo che suo padre lo aveva ucciso, fatto a pezzi, bollito e servito agli dei.

Zeus ordinò a Klotho di restaurare ritualmente il corpo di Pelope e riportarlo in vita; in un’altra storia sul re Admeto e sua moglie Alcesti, Apollo convinse le parche a concedere ad Admeto una tregua dal giorno della sua morte predestinato: fece ubriacare le parche, se fosse riuscito a trovare qualcuno che morisse al posto suo.

Lachesi, la seconda delle tre parche, aveva il compito di misurare la lunghezza del filo che era concesso a ciascun essere umano, ed è qui che noi cerchiamo di intercedere e di fare in modo che questo filo sia un po’ più lungo.

La terza, Atropo, era la più anziana delle tre sorelle: era lei a scegliere il meccanismo della morte ed il modo in cui la vita di un mortale finiva, tagliando il filo della vita con le sue cesoie.

Si diceva che le tre parche apparissero entro i tre giorni dalla nascita di qualcuno, per deciderne il destino.

Il posto di Klotho nella mitologia greca, accanto alle sue sorelle, era molto importante.

Klotho, sotto forma invece di proteina, è stata introdotta nel mondo della biologia molecolare ed è una beta glucoronidasi, scoperta nel 1997 da Kuro-o e altri, presso l’Istituto Nazionale di Neuroscienze di Tokyo.

Costoro hanno scoperto che Klotho è un gene soppressore dell’invecchiamento: difetti genetici nel gene Klotho, portano una sindrome specifica nei topi, che assomiglia all’invecchiamento precoce, con una riduzione della durata della vita, calcificazione ectopica e aumento dell’aterosclerosi.

E’ stato dimostrato che la sovraespressione di Klotho, inibisce il processo di invecchiamento nei topi, con conseguente aumento della durata della vita del 20-30 per cento.

Il gene e la proteina associata furono chiamati Klotho per via del loro ruolo nel determinare la durata della vita, rifacendosi ovviamente alla mitologia di cui abbiamo parlato.

Il gene Klotho codifica per una proteina transmembrana ed è espresso in più tessuti, principalmente nel rene.

Ulteriori ricerche hanno dimostrato che Klotho funziona come co-recettore per il legame del fattore di crescita dei fibroblasti; è stato dimostrato che i livelli circolatori di Klotho sono significativamente più bassi nei pazienti con malattia renale cronica.

Negli esseri umani più anziani, concentrazioni più elevate di Klotho, circolanti nel sangue, sono correlate a longevità, migliori prestazioni fisiche, minore disabilità, morbilità e declino cognitivo.

Si è scoperto che concentrazioni plasmatiche più elevate di Klotho, erano associate a minori probabilità di fragilità ed in particolare, di esaurimento.

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La proteina Klotho, una sostanza che si chiama FGF-23 e la vitamina D, sono state definite le tre sorelle del destino da una serie di ricercatori, che hanno studiato questi tre fattori in pazienti con sclerosi multipla.

Klotho potrebbe rivelarsi una nuova strategia terapeutica per un ampio spettro di malattie potenzialmente letali, sia come integratore proteico, o più probabilmente mediante sovraregolazione genetica, (quindi se ne può dare di più dall’esterno, o si può fare in modo, modificando la genetica, che il nostro corpo ne produca di più).

E’ proprio questo che propone una delle terapie geniche di BioViva; infatti, uno dei principali trattamenti genici della BioViva, questa società di Liz Parrish, che è una donna molto importante nel mondo dell’antiage, dell’antinvecchiamento, è proprio quello che genera una maggiore produzione di Klotho, inserendo geneticamente il fatto che le cellule ne producano di più.

Klotho potrebbe anche essere un utile biomarcatore per la diagnosi e la stratificazione del rischio nei pazienti con fragilità, insufficienza renale e malattie cardiovascolari.

I recenti progressi scientifici nella biologia molecolare dell’invecchiamento, in cui un gene e la proteina associata hanno preso il nome di Klotho, perpetuano l’importanza del concetto di destino ed il nostro desiderio di trascendere il nostro destino prescritto (e poi, chi lo sa, magari il filo è già più lungo per coloro che accederanno a questo tipo di trattamenti).

Al centro ricerche di Tokyo, si è scoperto che un’eccessiva ritenzione di fosfato, produce gli effetti negativi della mancanza di Klotho; questo è solo uno dei modi, però, in cui l’esaurimento di Klotho accelera le sabbie del tempo.

Come abbiamo detto Klotho è un co-recettore obbligato per il fattore di crescita dei fibroblasti, chiamato FGF-23: è un ormone coinvolto nel metabolismo del calcio e del fosfato.

Ovviamente il calcio deve andare a finire nelle ossa, nei denti, non deve stare sulla superficie delle arterie e questo è uno degli effetti di Klotho ed anche della vitamina K, se ci ricordiamo.

Questo previene la calcificazione arteriosa e quindi questa è una cosa da ricercarsi con molta attenzione.

Come abbiamo detto da un’altra parte, la vitamina D fa muovere il calcio, lo fa andare dove serve, lo fa andare anche sulle pareti arteriose e quindi la vitamina K va ad indirizzarlo, invece, sulle ossa e sui denti, Klotho ha un ruolo molto importante in questo processo anche.

Klotho è molto utile per la salute del cuore, ma non si ferma qui: i livelli più elevati di questa sostanza, riducono la sensibilità della pressione sanguigna all’assunzione di sale, che sappiamo essere un grosso problema in occidente, assumiamo troppo sale, lo sappiamo tutti, ridurlo diventa difficile.

Il sale indurisce le arterie, come ben sappiamo, ma anche la calcificazione vascolare è una complicazione comune della malattia renale cronica, quindi, tutta una serie di problemi vanno ad essere esacerbati o essere ridotti in base ai livelli di Klotho che abbiamo nel sangue.

Come fa cloto a raggiungere questi risultati interessanti: in parte lo fa promuovendo l’autofagia.

Abbiamo visto in molti casi cos’è l’autofagia, è fondamentale che sia molto attiva per l’antiage, per l’antinvecchiamento.

Autofagia deriva dal greco, significa essenzialmente mangiarsi da soli ed è la procedura con la quale le cellule riciclano organelli e componenti ormai danneggiati al loro interno.

L’autofagia, quindi, è un modo in cui i rifiuti cellulari vengono riciclati o comunque smaltiti.

Questa è una funzione necessaria per il mantenimento del funzionamento cellulare e diminuisce con l’età e, questo, è intimamente connesso con i segni distintivi dell’invecchiamento.

Quindi l’autofagia potenziata è uno dei vantaggi del digiuno e Klotho, insieme a tutta la serie di altre cose che fa, è un modo per offrire i benefici della restrizione calorica, senza gli spiacevoli inconvenienti della deprivazione nutrizionale.

Quindi, per dirlo in maniera semplice, con Klotho si può continuare più o meno a mangiare come prima ed è come se invece si facesse digiuno, che attiva tutta una serie di cose fra cui anche, ricordiamo, l’ mTOR, che va a contrastare l’AMP Kinasi, (che è una cosa brutta) e quindi l’mTOR non si attiva mai in occidente ed in generale ci sono più di 850 milioni di persone che soffrono di insufficienza renale cronica.

Con l’invecchiamento della popolazione mondiale questo numero continua inevitabilmente ad aumentare.

Klotho, quindi, è prodotto prevalentemente nei reni, per ciò è legato a questo tipo di problematica ed è fondamentale, appunto, per la salute renale.

I livelli più bassi di Klotho sono fortemente associati alla malattia renale cronica, soprattutto tra i soggetti più suscettibili a svilupparla: gli anziani, gli obesi ed i diabetici.

Klotho inoltre riduce lo stress ossidativo, l’infiammazione e la fibrosi, che sono tutte cose negative e che abbiamo visto sono conduttive al fatto che l’invecchiamento ci colpisca duramente.

Klotho ha poi grandi proprietà nootropiche e quindi è importante per le capacità cognitive e la neuroprotezione, cioè la protezione delle funzionalità del cervello.

Klotho non influenza solo la durata della vita, ma svolge anche un ruolo molto importante all’interno dei funzionamenti cerebrali, intellettivi, e per quanto tempo si possono mantenere queste funzionalità cerebrali, anzi, in diversi studi si è evidenziato come Klotho abbia l’effetto più significativo di qualsiasi singolo gene finora studiato; non solo protegge il cervello, ma inverte i danni che il cervello ha subito nel frattempo.

In molte ricerche si è visto che Klotho non solo migliora le funzioni cerebrali, ma lo fa nell’arco di poche ore: questo si è osservato sia in topi giovani che anziani, nonché in un modello specifico di Alzheimer.
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Un recente articolo di Nature ha mostrato benefici a lungo termine per i primati non umani ed anziani: i macachi avevano circa 65 anni umani equivalenti e questo gruppo ha ottenuto un punteggio superiore del 10 per cento nei compiti di memoria difficili e del 5 per cento in quelli meno impegnativi.

Quindi, per coloro che soffrono di una malattia neurodegenerativa o di un declino cognitivo diciamo così ritenuto ordinario ma, che sappiamo, va combattuto questo concetto che sia normale che le persone con l’età, abbiano questo declino cognitivo, allora questo tipo di trattamento potrebbe fare un’enorme differenza.

BioViva, questa società di cui parlavamo, ha svolto uno studio sull’uomo ed ha analizzato l’effetto di due differenti terapie geniche, una sulla telomerasi, che è una specifica terapia per allungare la lunghezza dei telomeri, quella sequenza di DNA alla fine dei cromosomi, ed un’altra terapia genica Klotho e si è visto che si ha una forte efficacia nel trattamento dell’Alzheimer.

I risultati sono preliminari, ma sono sorprendenti: i punteggi ad un esame specifico, che si chiama esame Folstein, scendono inesorabilmente per chi soffre di demenza; coloro che hanno ricevuto queste terapie geniche, non solo hanno mantenuto i loro punteggi, ma sono persino migliorati.

La terapia genica Klotho si dimostra immensamente promettente come intervento preventivo e terapeutico per una serie di problemi compreso l’invecchiamento stesso.

Quindi è chiaro che continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nella medicina rigenerativa negli anni a venire.

Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.

Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.

Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.

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