Il morbo di Parkinson non è una malattia che colpisce improvvisamente alcune persone sfortunate, è un processo neurodegenerativo che colpisce appunto il cervello che in misura variabile riguarda potenzialmente tutti noi.
Nel cervello nella “substanzia nigra”, le cellule dopaminergiche muoiono gradualmente con l’invecchiamento; questo decadimento avviene in quasi tutti gli individui ad una velocità lenta, spesso impercettibile.
Solo quando la perdita raggiunge il 50-60 per cento allora compaiono i primi sintomi, quelli classici, il tremore a riposo, la rigidità, la brachicinesia, cioè lentezza nei movimenti e l’instabilità posturale, difficoltà a stare in piedi, a camminare.
In chi sviluppa il Parkinson clinico, questo processo accelera per una combinazione di fattori genetici, ambientali e di stili di vita; la malattia quindi non è qualcosa che arriva, ma è l’esito di un accumulo di danni che progredisce a ritmi differenti da persona a persona.
Alcuni arrivano ad 80-90 anni senza sintomi evidenti, altri manifestano segni già verso i 50-60 anni; se, come intendiamo noi, si arriverà a vivere tutti 150 anni ed oltre, tutti arriveremo a svilupparlo, perché è inevitabile.
Questa prospettiva cambia radicalmente l’approccio: invece di aspettare una diagnosi, possiamo concentrarci sulla prevenzione, sul rallentamento del processo fin da giovani, o dalla mezza età o dall’età che si fa, prima si fa meglio è!
Quali sono le cause, i fattori di rischio del Parkinson?
Il Parkinson è multifattoriale, non esiste una causa unica, ma un’ interazione tra l’età, che è il fattore di rischio principale, la maggior parte della diagnosi avviene dopo i 60 anni, con un’incidenza crescente.
Un altro fattore è la genetica, circa il 10-15 per cento dei casi è una componente familiare chiara, quindi qualcuno in famiglia l’ ha sviluppato prima, mutazioni in geni come l’SNCA, l’RRK2 e così via, aumentano la suscettibilità.
Tuttavia anche nei casi genici l’ambiente gioca un ruolo comunque importante, ci sono quindi i fattori ambientali: le tossine, l’esposizione a pesticidi, erbicidi, solventi, metalli pesanti o inquinamento atmosferico, fanno molto per sviluppare il Parkinson.
Studi recenti indicano che fino al 23 per cento dei casi nel sud degli Stati Uniti potrebbe essere legato a questi fattori prevenibili; poi ci sono i traumi cranici ripetuti come nel pugilato, nel football americano, questi aumentano significativamente il rischio e poi l’infiammazione cronica, quella che combattiamo tutti i giorni con gli integratori di cui parliamo.
Il cervello dei pazienti posta un accumulo di alfa-sinucleina in corpi di Lewy, un’infiammazione microgliale e danno mitocondriale; il microbioma intestinale alterato, la disbiosi, è sempre più implicato con la teoria dell’asse intestino-cervello.
Ci sono poi altri fattori come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, le infezioni come l’Epatite C, il consumo elevato di latticini e, paradossalmente, alcuni fattori protettivi come il fumo di sigaretta ed il caffè, anche se questi ultimi non sono raccomandabili per evidenti altri motivi.
Il meccanismo comune è la morte progressiva nei neuroni dopaminergici, che è dovuta a stress ossidativo, nitrosativo, disfunzione mitocondriale ed aggregazione proteica.
In tutto questo c’è un ruolo dell’Ossido Nitrico: ne parliamo da tanto tempo di questo fantastico Ossido Nitrico; l’Ossido Nitrico ha una molecola segnalatrice fondamentale prodotta dal nostro corpo.
L’idea chiave è di supportare la produzione fisiologica dell’Ossido Nitrico con uno specifico enzima, quindi non farlo generare proprio dentro al proprio corpo, ma farlo generare dai meccanismi normali del nostro organismo e questo riduce la produzione patologica eccessiva data dall’alimentazione, per esempio.
Questo aiuta a mantenere un equilibrio protettivo; integratori che aumentano l’Ossido Nitrico in modo controllato migliorano la perfusione cerebrale, cioè l’afflusso di sangue corretto al cervello, riducono l’infiammazione vascolare e supportano la funzione mitocondriale, potenzialmente rallentano quindi il declino neuronale.
Studi preliminari suggeriscono che i precursori dell’Ossido Nitrico, come la L-Citrullina, possono avere effetti neuroprotettivi in modelli di ischemia e neurodegenerazione, migliorando la memoria e proteggendo i vasi cerebrali.
Nel contesto del Parkinson modulare l’Ossido Nitrico rappresenta una strategia promettente, anche se la ricerche è ancora in evoluzione e non ci sono definitivi test clinici su larga scala.
Quali integratori possono aiutare per prevenire il Parkinson?
Nessun integratore cura o previene completamente il Parkinson, però i dati sono promettenti; come diciamo sempre di consultare il medico curante, addirittura il neurologo se si ha già una malattia in atto, soprattutto se si assumono farmaci come il Levodopa che può avere possibili interazioni.
Quindi quali sono gli integratori che supportano l’Ossido Nitrico?
La L-citrullina, Citrullina malato è più efficace ancora dalla L-Arginina ma si usa in combinazione, perché una va su in un momento, l’altra in quello successivo e poi altri integratori con evidenze ancora più importanti, il coenzima Q10, ne abbiamo parlato, la Creatina, questi supportano la funzione mitocondriale.
Alcuni studi mostrano il rallentamento della progressione a dosi elevate, l’Omega3, EPA e DHA è antinfiammatorio neuroprotettivo, combinato con la vitamina E, che in Italia è facile perché è molto presente nell’olio d’oliva extravergine, questi, gli in Omega3, mostrano un potenziale nel modulare l’infiammazione dello stress ossidativo, è anche utile per l’umore e la cognizione.
La vitamina D, ne abbiamo parlato tantissimo, la carenza vitamina D è comune nei pazienti con Parkinson, livelli adeguati sono associati al minor rischio in migliore progressione.
Le vitamine del gruppo B, soprattutto B12, B6 folato ed anche il Magnesio, sono spesso carenti e queste supportano l’energia neuronale, riducono l’omocisteina che è tossica per i neuroni ed aiutano il sonno ed i muscoli.
Poi la Curcumina, il Resveratrolo, il tè verde, l’Epigallocatechina sono potenti antiossidanti antinfiammatori, ne abbiamo parlato a lungo e questi modulano anche l’Ossido Nitrico e l’alfa-sinucleina e poi il NAC, l’N-Acetil Cisteina ed il Glutatione questi aumentano gli antiossidanti endogeni.
I probiotici, il PS128, per esempio, sono un trattamento emergente sempre per l’asse intestino-cervello, che fa collegare quello che capita nel nostro intestino con quello che capita all’interno del cervello stesso.
Poi c’è una base importante nello stile di vita: ci vuole esercizio fisico regolare, esercizio aerobico, di forza e di coordinazione, è la strategia più efficace per rallentare la progressione.
Poi la dieta mediterranea, chiamata anche “mind” è ricca di verdure, frutta, pesce, noci, olio extravergine di oliva e poi il sonno di qualità, bisogna gestire lo stress, evitare tossine, pesticidi e solventi.
Quindi in generale bisogna agire precocemente per rallentare il proprio Parkinson personale, che tutti abbiamo, partendo appunto dal concetto che tutti lo abbiamo in forma latente solo a velocità diverse.
La prevenzione quindi è un investimento a lungo termine sulla salute cerebrale: monitorare i fattori di rischio modificabili, ottimizzare la produzione di Ossido Nitrico fisiologico e, se è appropriato, integrare specificamente quello che serve, rappresentano un approccio razionale e proattivo.
Tutto questo può fare la differenza nel determinare a quale velocità progredirà il processo in ciascuno di noi.
Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.
Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, ad una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.
Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.
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